Mentiva per mentire

Alle pagine 106 e 107 di Kolchoz, ultimo libro di Emmanuel Carrère, pubblicato da Adelphi a maggio del 2026 con la traduzione di Francesco Bergamasco, Carrère inserisce un capitoletto intitolato “Mentire” in cui descrive il rapporto tra sua madre, Hélène, e il fratello di lei, lo zio di Emmanuel, Nicolas.

Poco prima ha raccontato di come sua madre, per proteggere il fratello, abbia per anni nascosto per anni un certificato del Comune di Bordeaux in cui veniva dichiarato che il padre, a lungo dato per disperso, fosse ora ritenuto morto in base a diverse prove concordati. Così, per anni, Hélène aveva mentito a Nicolas, non dicendogli mai niente di quel certificato. E allo stesso modo, per anni, anche Nicolas aveva mentito alla sorella e a tutti, nascondendo quello che aveva scoperto.

«Era l’altro suo sinonimo (scrive Carrère a proposito di Nicolas): mentire. Mentiva in ogni circostanza, a volte per interesse – per nascondere un brutto voto o perché aveva comprato una rivista illustrata, proibita in casa in quanto volgare –, ma per lo più del tutto gratuitamente. Se gli chiedevano che cosa aveva fatto quel pomeriggio, dov’era stato, con chi aveva parlato, mentiva. Diceva qualcosa che avrebbe potuto essere vero, proprio come la verità, ma era falso. Mentiva per mentire».

Subito dopo Carrère riporta alcuni passaggi del diario dello zio in cui Nicolas stesso racconta questa sua mania, la «piaga della sua infanzia» la chiama, e il momento in cui ha provato a parlarne con la sorella: «Molto tempo dopo ho provato a parlarne con Hélène. E ho avuto la sorpresa di sentirla rispondermi, con uno stupore forse non simulato – perché conosco la sua straordinaria capacità di credere lei stessa alle finzioni che crea per fare in modo che il mondo corrisponda ai suoi desideri: “Ma cosa dici? Tu non sei mai stato un bugiardo!”».

Questo movimento di menzogne che si confessano e si negano e si mettono in dubbio e modificano la prospettiva di chi racconta e quella di chi legge credo sia una delle cose che più mi appassionano ai libri Carrère. Hanno lo stesso suono delle verità, vengono argomentate e ritrattate come le verità, difese e abbandonate alla stessa maniera delle verità di Carrère. Ma sono menzogne.