E se continuo a vergognarmi

Siccome penso di essere un po’ asociale, qualche giorno fa, mentre ero sulla metro B per andare in ufficio, sono andato a controllare sul portale del sapere Treccani dove c’è scritto che un asociale è un aggettivo che indica uno privo del sentimento della socialità e allora ho capito che non sono completamente asociale ma asociale solo in parte. Nel senso che il sentimento della socialità non mi manca del tutto, ma sicuramente ne ho molto poco.

Forse dipende dal fatto che lo uso molto quando sono in compagnia e mi sforzo molto di essere sociale in quelle circostanze, e dopo che ho finito di essere in compagnia mi sento spremuto del mio sentimento di socialità, come se non ne fosse rimasta più una goccia dentro di me, e ho bisogno, per recuperare energie, di stare un po’ da solo, magari a leggere delle cose che dopo averle lette mi sento un po’ meno in colpa di essere come sono, tipo questa:

«e se continuo a vergognarmi anche dopo la visita alla finestrella aggiungo anche un salto veloce a Santa Maria della Vita, in via Clavature, dove c’è dentro il compianto di Niccolò dell’Arca che a me avevan detto che era un’opera famosa ma stentavo a crederci, era così vicina a casa, in una chiesa così piccola, si poteva veder gratis. Dopo una volta ho aperto il volume XIII del Grande dizionario enciclopedico UTET, a pagina trecentodieci del volume XIII son finito sopra una foto che mi sembrava di conoscerla ho guardato la didascalia Niccolò dell’Arca, Compianto su Cristo morto, particolare. Porca puttana, ho pensato».

(Paolo Nori, Noi la farem vendetta, Feltrinelli, p. 27)