Usare Whatsapp

Con Whatsapp faccio fatica

Con Whatsapp faccio fatica. Non solo coi gruppi, che uno potrebbe dire: Vabbè, silenzia i gruppi e hai risolto. No, faccio fatica proprio con tutto. Giusto per spiegarmi, io sono uno a cui le GIF animate su Whatsapp le hanno dovute spiegare. Perché non capisco come può essere che se io ti saluto scrivendo Ciao, buona serata, tu poi mi mandi come risposta un cuore che gira su sé stesso. Che cazzo vuol dire? Ti ho scritto Buona serata, rispondi Grazie anche a te, non un cuore che gira su sé stesso. Non ha senso un cuore che gira su sé stesso. Ma forse non è così, forse esiste un mondo in cui un cuore che gira su sé stesso produce un messaggio di senso compiuto. Ed è un mondo in cui io arranco. Non che in questo vada tanto meglio, però insomma.

Comunque sia

Comunque sia, gli stati di Whatsapp, giusto per fare un altro esempio, me li ha dovuti spiegare mia figlia qualche mese fa ma ancora non ho capito a che servono. E i vocali, non li ascolto. E le emoji, boh, mi sembrano una roba da matti ma ho capito che se non le uso la gente non capisce quando scherzo e quando dico sul serio.

Ma la cosa che proprio più di tutte mi fa uscire di testa

Ma la cosa che proprio più di tutte mi fa uscire di testa su Whatsapp è quando mi scrive Valentina. Che di solito mi scrive delle cose semplici come: Puoi comprare le uova? Oppure: Puoi buttare la spazzatura? che sono in assoluto i messaggi che preferisco, anche rispetto a certi libri li preferisco, perché sono messaggi che mi sembra restituiscano un senso al gesto di mandare un messaggio.

Il problema però

Il problema però è che Valentina questi messaggi li scrive senza rileggerli e vengono fuori delle cose che sembrano delle poesie di Fosco Maraini: Prendi il pagillo per favore, l’arto non rivisce ma germola dentro la scatola del rutto.

E quando

E quando mi arrivano io li leggo e li rileggo e sono felice perché sono molto belli ma allo stesso tempo mi danno l’anima perché non capisco cosa vogliano dire. E allora mi metto lì a sforzarmi, a cercare di capire per esempio che tipo di sostantivo potrebbe essere “pagillo”, e quale potrebbe essere la natura di verbi come “rivisce” e “germola”, ammesso che siano verbi.

E quando

E quando dopo venti minuti di ipotesi e tentativi, sfinito, rinuncio e scrivo a Valentina: Abbi pazienza ma non ho capito che vuol dire ‘sto messaggio, lei mi risponde, stizzita: Vabbè, lascia perdere. E questo secondo messaggio lo scrive senza nemmeno un errore, con l’accento grave anziché l’apostrofo sulla “e” di Vabbè e con un asterisco prima della virgola che rimanda a una nota in cui è riportato tra apici alti: interiezione. Solo per sottolineare che a uno come me la poesia gliela devi spiegare perché da solo non ci arriva.

E ogni volta

E ogni volta che succede così a me vengono in mente quelle parole di Corazzini quando scrive che per esser poeta occorre viver ben altra vita e penso: Come aveva ragione Corazzini, già allora, senza Whatsapp.