Con la lettura mi succede una cosa che mi pare mi succeda un po’ con tutto quello che faccio in generale nella vita, e cioè che quando trovo un autore che mi piace mi viene la voglia di leggere qualsiasi cosa abbia scritto, ma poi quando sono arrivato a buon punto decido di fermarmi perché mi dà sicurezza sapere che di quell’autore c’è un altro libro ancora che devo leggere e che mi può salvare la vita in un momento in cui la mia vita ha bisogno di essere salvata.
Cèline per esempio è uno di quegli autori che ogni volta che lo leggo mi viene voglia di leggere tutti i suoi libri ma fino a oggi non ho mai letto Il dottor Semmelweis e quando ne parlo con Stefano lui è sempre incredulo e mi ripete: «Ma no, ma non è possibile, ma devi leggerlo per forza, ma come fai, ma è bellissimo». Io lo so che è bellissimo, me lo immagino, ma sapere che se mi capita che ho bisogno di aiuto posso contare su Cèline a darmi una mano, questo mi lascia un po’ più di pace addosso.
Poi qualche mese fa Adelphi ha pubblicato Londra e mi sono sentito invaso dalla gratitudine verso Adelphi perché i libri di Céline che ancora non ho letto sono aumentati e forse adesso potrebbe essere arrivato il tempo di leggere Semmelweis. Però mi sono anche chiesto: «Ma adesso mi leggo Il dottor Semmelweis che è una vita che me lo devo leggere oppure mi leggo Londra?». Che è un dubbio talmente bello che per un po’ me lo tengo.

