Esperti

Uno dei personaggi che preferisco della Valle dell’Eden di John Steinbeck è Cyrus Trask, il padre di Adam e Charles, un personaggio incredibile, che costruisce la sua esistenza sulla menzogna. Cyrus Trask entra nell’esercito unionista nel giugno del 1862, fa tre mesi di esercitazioni e il 12 ottobre viene ferito a una gamba e mandato in ospedale. Torna a casa nel gennaio del 1863, nemmeno sette mesi dopo essere partito.

Dopo qualche anno gli viene in mente una grande idea: si compra un po’ di libri sulla guerra a cui non ha preso parte, si mette a studiare per bene e poi comincia a raccontare in giro di aver partecipato, da soldato semplice, a un sacco di battaglie famose, tipo Gettysburg, Wilderness, Richmond, Appomatox, e di aver dato anche dei consigli, a generali e capi militari e altra gente importante con cui di solito i soldati semplici nemmeno parlano. E la gente ci crede, crede a quello che dice Cyrus Trask.

E lui allora insiste, e comincia a pubblicare articoli sulla guerra e diventa consulente della GAR, un’associazione patriottica fondata da veterani che all’epoca era una potente lobby, e fa un sacco di soldi che quando muore lascia in eredità ai figli.

Cyrus Trask è un esperto, uno che spiega agli altri come si fanno le cose. Cose che però lui non ha mai fatto.

A me Cyrus Trask mi ricorda un signore che conoscevo quando ero bambino che si chiamava Mario e mi voleva far diventare un vero uomo facendomi arrampicare sugli alberi di albicocca a raccogliere le albicocche del suo giardino. Solo che io avevo le vertigini e non ci volevo salire sugli alberi di albicocca, perché ero certo che se ci fossi salito sopra sarei scivolato e sarei morto spaccandomi la testa.

E quando mi rifiutavo di salire sugli alberi lui mi chiamava nel suo studio, perché aveva uno studio Mario, e mi faceva mettere seduto su una sedia che stava davanti alla sua scrivania, poi mi indicava una grossa pasticca che stava sul suo tavolo, vicino a un bicchiere pieno di acqua, e mi diceva: Bevi.

Secondo lui quella pasticca mi avrebbe fatto passare le vertigini e avrebbe contribuito a farmi diventare un uomo. Però io non volevo prendere la pasticca perché era troppo grossa e avevo paura di morire strozzato se avessi provato a ingoiarla. E quindi non bevevo. E lui mi diceva: Coniglio.

E lo diceva accendendosi una sigaretta che tirava fuori da un pacchetto su cui sopra aveva scritto con una penna blu quante sigarette aveva fumato il giorno prima e appoggiando i suoi stivali neri sulla grossa scrivania che aveva.

Era sempre vestito in mimetica Mario, con quelle magliette verdi da militare e i pantaloni con le tasche e gli stivali, solo che non era un militare. Non aveva fatto nemmeno la leva obbligatoria. E sulla sua scrivania c’era un affare di legno con su scritto “dottor Mario”. Però lui non era dottore, non si era mai nemmeno iscritto all’università.

E dietro di lui, alle sue spalle, teneva un poster con su scritto: Allah è grande ma il generale Zimmermann di più. Che era una battuta che a lui faceva molto ridere. Perché gli piacevano le battute da caserma a Mario, e parlava sempre della guerra, anche se non l’aveva combattuta, perché era troppo piccolo quando c’era stata.

Un’altra cosa che piaceva molto a Mario era la finanza. Gli piaceva investire in borsa e leggere i giornali per vedere come andavano le sue azioni. Ma non sapeva niente di finanza, e investiva sempre cifre molto piccole, e si faceva aiutare da un consulente. Però gli piaceva parlare di finanza e di guerra e di nazismo, e la gente lo stava ad ascoltare. Perché lui, a un certo punto della sua vita, si era comprato dei libri, come Cyrus Trask, li aveva comprati belli grossi e che parlavano di guerra, di nazismo e di finanza, e dopo averli letti (secondo me Mario li aveva letti meno attentamente di Cyrus Trask) aveva cominciato a parlare alla gente di guerra, di nazismo e di finanza.

E visto che la gente lo stava ad ascoltare e non diceva mai niente per contraddirlo, lui un po’ alla volta era riuscito a farsi passare da esperto. Esperto di guerra, di nazismo e di finanza. E aveva cominciato a vestirsi come se fosse un militare, e si era fatto scrivere dottore su uno di quegli affari che non mi ricordo come si chiamano e che si mettono sulla scrivania per far sapere agli altri che sei laureato. L’aveva fatto perché così poi magari qualcuno pensava che lui era pure laureato, in economia magari, visto che ci capiva così tanto di finanza.

E lui, Mario, per un certo periodo della sua vita si era convinto che sarebbe riuscito a farmi diventare un vero uomo, uno che si arrampica sugli alberi di albicocche e butta giù pasticche come se niente fosse. Però non ci è riuscito. Perché a me gli esperti come Cyrus Trask o come Mario mi stanno pure simpatici come personaggi, però poi uno non è che può pure dargli retta. Perché alla fine dei conti rimangono cazzari.