Ho letto di questo decreto-legge che mette un limite del 30% agli studenti dentro una classe che possono parlare male l’italiano. Che vuol dire, se ho capito bene, che se in una classe ci sono venticinque alunni, il limite di quelli che l’italiano lo possono parlare male sarà sette e mezzo, quindi sette che lo parlano male e uno che lo parla così così.
Ho letto anche che in Italia non sono molte le scuole in cui cambierà qualcosa dopo l’approvazione di questo decreto, perché gli studenti che parlano male l’italiano negli istituti di tutto il Paese sono già meno del 30%. È possibile che questa cosa sia vera, in generale, in Italia, ma secondo me non è vera a Roma sud dove abito io.
A Roma sud di gente che parla male l’italiano direi che siamo quasi la totalità. Ma siccome a me ora non interessa parlare di tutta Roma sud e vorrei rimanere concentrato sul discorso delle scuole, ho chiesto a mia figlia, che è studentessa delle scuole medie a Roma sud: Ma da te, in classe tua, quanti ce ne stanno che parlano bene l’italiano? E lei mi ha risposto che ce n’è solo uno che lo parla molto bene ma sta cercando di disimpararlo perché viene bullizzato dagli altri studenti. E allora, per entrare più nel vivo dell’argomento, le ho chiesto anche: E quanti siete voi in classe vostra? Ventinove, mi ha risposto.
Quindi mi sono fatto due calcoli e mi sono reso conto che nella sua classe quelli che parlano bene l’italiano sono il 3,45% del totale degli studenti. Se aggiungiamo il fatto che l’unico poveraccio che lo sa bene sta cercando di disimpararlo per colpa delle minacce e delle violenze che subisce, il dato sfiora il 100%.
Quindi secondo me questo decreto-legge avrà un effetto enorme sulle scuole di Roma sud. Se consideriamo il solo X municipio dove abito io, e le sole scuole medie del X municipio, che sono quelle che frequenta mia figlia, la legge andrà a incidere sulla quotidianità di circa 7.000 studenti. E anche ponendo che tra questi 7.000 ce ne sia un 4% che parla bene l’italiano, rimangono comunque coinvolti più di 6.700 studenti dei quali una parte potranno rimanere nelle loro classi di Roma sud, ma gli altri dovranno essere forzosamente spediti in altri quartieri di Roma oppure in altre città del Lazio o anche in altre regioni d’Italia.
E questo, nel breve periodo, porterebbe a due effetti: 1) l’Italia verrebbe invasa da studenti di Romas sud (e dai loro genitori) che non sanno bene l’italiano; 2) un sacco di studenti italiani disimparerebbero l’italiano per paura di essere bullizzati dagli studenti di Roma sud (e dalle loro famiglie).
Mentre invece nel lungo periodo succederebbe che, nel giro di due o tre generazioni al massimo, l’italiano non lo parlerebbe praticamente più nessuno e toccherebbe fare un decreto-legge che imponga che per ogni classe italiana ci sia almeno uno studente che parli l’italiano e che gli altri s’impegnino a non bullizzarlo.
Questo secondo me è lo scenario più probabile. Ma magari mi sbaglio. Ogni tanto mi capita.

