L’impressione di essere benestante

panni stesi

Ci sono due occasioni in cui mi capita di pensare a me stesso come a una persona benestante, nel senso di uno che non ha problemi economici e può contare anche su qualche soldo in più da spendere senza starci troppo a pensare: la prima è quando mi vado a comprare le mutande nuove e butto via quelle vecchie con gli elastici tutti sbrindellati che tengo nel cassetto da non so quanto tempo.

Entro nel negozio di biancheria, vado diretto nella corsia delle mutande da uomo e ne prendo sei confezioni in offerta (non so perché ma le mutande da uomo stanno sempre in offerta), poi vado diretto verso la cassa per pagare ma quando arrivo torno di nuovo in corsia e aggiungo altre sei confezioni, dodici in tutto. Questo perché prima di arrivare in cassa mi ricordo che Valentina si è raccomandata di non rientrare con due mutande in croce, come al solito mio, perché lei comunque quelle vecchie me le avrebbe buttate via tutte.

Venti però, per quello che mi riguarda, è un numero insopportabile. Non credo che riuscirei a comprare venti di niente in vita mia, mi sembra un eccesso venti. Perché uno non è che nella vita si compra venti macchine, o venti telefoni, o venti penne, o venti di qualsiasi cosa. Dodici è un numero che mi fa comunque venire le vertigini ma che riesco a gestire. E quindi il venti di Valentina nella mia testa non è davvero venti ma dodici.

Poi però quando sono lì al negozio di biancheria e mi trovo con tutte queste mutande in mano mi gira sempre un po’ la testa e mi viene il desiderio di prenderne un numero più realistico, come per esempio quattro. Anche perché non è vero, come dice Valentina, che le altre mutande vecchie lei me le butta via tutte. Ce ne sono alcune che possono fare senz’altro dei bei mesi di servizio senza creare problemi. E questo lei lo sa, anche non lo dice.

Dopo questa riflessione di solito poso due scatole di mutande nel loro scaffale e torno in cassa più sereno. Ma poi mi rendo conto che non saprei come affrontare Valentina se rientrassi a casa con solo quattro scatole di mutande. Torno di nuovo agli scaffali e prendo le due scatole che avevo appena lasciato e a quel punto ne aggiungo altre sei (prima avevo semplificato un po’).

E quando il tipo in cassa mi chiede: «Le serve altro?» mi sento le gambe molli e non ho la forza di rispondere. E allora quello insiste: «Ha bisogno di altro?». E io sussurro: «No, grazie».

Rientro a casa e faccio vedere le mie scatole di mutande a Valentina e lei dice: «Avevo detto venti. E poi, visto che c’eri, potevi prenderti anche dei calzini nuovi e delle canottiere». E io, all’idea di tutte quelle cose da comprare, mi sento mancare.

Salgo in camera e apro il cassetto con le mutande vecchie e mi pare che alla fine non siano nemmeno così tanto vecchie e mi sale l’ansia di aver fatto una cazzata a comprare tutte quelle mutande nuove, che tra l’altro a questo punto non so neanche dove metterle se non trovo il coraggio di buttarne via qualcuna.

Solo che io non sono capace a riconoscere le mutande vecchie da buttare a prima vista e mi tocca provarle per decidere. E allora mi metto a provarle tutte e mi sembrano tutte buone e mi sembra che non c’è nessun problema con queste mutande e l’ansia mi incalza e mi getta nello sconforto.

Dopo quattro tentativi finalmente riesco a individuare una mutanda che fatica a stare aggrappata alla mia vita e quindi forse sì, forse questa potrei decidermi a buttarla. Ma dopo aver provato tutte le mutande del cassetto riesco a individuarne solo cinque che hanno lo stesso problema dell’elastico che non sta aggrappato alla vita, mentre io ho comprato dodici paia di mutande. Allora chiamo Valentina e le dico: «Queste sono quelle da buttare, ma sono solo cinque, mentre io ne ho comprate dodici nuove, e adesso come faccio?». Lei dà uno sguardo al mio cassetto, ne prende sette paia e le butta.

Io ricomincio a respirare con maggiore fluidità e arriva il mio secondo momento in cui ho l’impressione di essere benestante, ed è quando infilo tutte queste mutande nuove nel cassetto per metterle in ordine (io ho un po’ l’ossessione del mettere in ordine) e mi sembra di aver fatto un acquisto spropositato e incredibile. Perché mi ci vuole tempo a ordinare tutte quelle mutande. E quando ho finito, a vedere tanta novità e abbondanza nel mio armadio, mi sento soddisfatto e rassicurato come se avessi messo dei soldi da parte per il futuro.