Io ho sempre avuto una piccola ossessione nella testa, e cioè che prima di cominciare una cosa, per esempio prima mi cominciare a leggere un libro, oppure prima di mettermi a tavola per la cena, devo aver messo in ordine tutto quello che è intorno a me. E questa piccola ossessione mi impone di passare buona parte del mio tempo a mettere in ordine.
E ci sono due cose, negli anni, che ho imparato sul mettere in ordine: la prima è che non finisce mai. Mettere in ordine è una pratica che non finisce mai perché è qualcosa che va contro le leggi della natura. La natura, di per sé, è disordinata, e la cosa più logica che un uomo potrebbe fare nella vita sarebbe assecondare il corso della natura e lasciare che il disordine scorra serenamente. Ma io, che non sono un uomo logico, anziché assecondare la natura assecondo la mia ossessione.
La seconda cosa che ho imparato sul mettere in ordine è una cosa che credo riguardi solo me, e cioè che per me il Natale non è altro che una grande celebrazione del mettere in ordine, ed è per questo che è così faticoso. Perché a Natale la mia ossessione del mettere in ordine non è più solo un’ossessione ma prende il sopravvento e io mi sento invadere da un desiderio di ordine che va oltre le mie forze.
La mia piccola ossessione vorrebbe che per Natale io mettessi in ordine tutto il disordine che è alla portata dei miei occhi, in modo da poter accogliere il 25 dicembre in un’atmosfera di ordine cosmico. L’unica maniera che negli anni ho trovato per salvarmi da questa situazione è fuggire in qualche posto che non conosco dove il Natale, anche se c’è, non mi riguarda. E rimanere lì fino alla mezzanotte del 24 dicembre, ad aspettare che tutto ritorni com’era prima, quando potevo occuparmi di un disordine alla volta.

